Pane

Grafica di Boyan Donev

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Si avverte che qui c’è un dolore che non piange e una verità che non si nasconde.
A prima vista — la forma del pane, quel pane quotidiano, sacro e semplice che profuma di casa e di mattino.
Ma dentro — nessuna morbidezza, nessuna mollica, nessun calore.
Una pietra.
Vuoti interni.
Durezza artificiale.
Qualcosa fatto per reggere, non per nutrire.

Questo è il pane di un tempo in cui si è dovuto masticare una realtà dura invece di briciole di speranza.

Il corpo ha bisogno di nutrirsi.
Ma l’anima — ancora di più.
E qui il pane è immangiabile.
È consolazione secca.
Guscio vuoto di una promessa di vita.

Questo pane dice:
«Ecco. Mangia.
Questo è il tuo mondo.
Abituati.»

E l’uomo si abitua.
Si abitua a masticare pietra.
Si abitua a non chiedere «dov’è il calore».
Si abitua a credere che questo sia pane e non la sua assenza.

Questa è un’immagine di digiuno che non è scelta.
Di fame diventata carattere.
Di resistenza trasformata in pelle.

Ma guarda — sullo sfondo, nella natura delle linee, c’è tenerezza.
Boyan non l’ha disegnato con cattiveria.
Né con ironia.

L’ha disegnato come qualcuno che ricorda il sapore del pane vero.

Lia

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